02 dic 2016

e di nuovo a Ceggia gli abiti raccontano....

Dal 17 dicembre in poi di nuovo in scena gli abiti parlanti
grazie infinite al comune di Ceggia che mi dà un'altra opportunità per le mie storie e i miei vestiti
non sono ancora stanca, no

vi aspetto anche se so che è distante da Padova

vi aspetto per le storie della Grande Guerra e per le storie "comuni"

in attesa di nuove ispirazioni, per chi ancora non  ha visto e sentito
ecco alcune foto inedite dei vestiti in mostra















17 ott 2016

Donne, età e vestiti: un progetto della mia amica Laura - Donne che vestono ridono e vivono

Avvicinandomi ai sixtyfive mi sono concessa un periodo di riposo dal blog

Non sono in pensione, ma quasi, e ho una cagnolona di nome Zoe che adoro e che occupa gli spazi vuoti del cuore (molti) e della casa (pochi)

Riprendo a scrivere per pubblicizzare sito e progetto della mia amica Laura e della sua amica Michal.


L'Anima nell'armadio riguarda le over60 e il modo di vestire

Il progetto verrà presentato a Padova il prossimo 15 novembre con tutta la documentazione fotografica (bellissima) riguardante una trentina di donne israeliane e appunto over60.

Sono donne speciali e rappresentative che,  intervistate da Laura e Michal,  hanno aperto non solo l'armadio ma un po' di loro stesse.

Nelle foto mostrano  con orgoglio e contentezza quella parte del sè che si esprime nella scelta di un colore, di un cappello, di un accessorio originale.

Nelle interviste un po' della loro storia e spesso la ragione - non banale- di scelte originali.

Siete curiosi/e?

La società moderna si aspetta che le donne col passare degli anni abbandonino il proprio stile nella scelta dei vestiti e adottino un look “adeguato” all’età. Apparire sexy e femminili è considerato inopportuno dopo i 60 anni e la parola ” patetica ” è spesso usata nel descrivere una donna il cui aspetto non sia conforme a certi canoni imposti dalla società.
Protagoniste delle mostra sono donne che sfidano gli stereotipi sociali e, nonostante l’ età, non sono ancora disposte a rinunciare a un aspetto appariscente e a uno stile personale inconfondibile 
Entrare nel guardaroba di una donna, un mondo estremamente privato, chiedere di mostrare i vestiti preferiti, raccontarne le storie e indossarli, ha creato situazioni di grande intimità. Tutto ciò trova riscontro nelle fotografie che esprimono piacere, divertimento, libertà, passione e vitalità e una dimensione di gioco molto rara in età avanzata. 
Leggi tutto 






26 ott 2015

donne alla finestra - 1 viola dentro

Graditi commenti e suggerimenti...

Viola dentro (*)

Anche lei mi ha detto” Inutile raccontare bugie” “No, davvero” ho risposto “ me lo sono fatto io”.
"Sono inciampata. Sai, da tempo non andavo in bici. Al semaforo mi sono fermata all’ultimo momento.
Ho appoggiato male il piede e sono inciampata. Sono proprio stupida, ho battuto la testa sul manubrio ed ecco qua, mi sono fatta un occhio nero. Viola sì, viola, ora è proprio viola”
Non ci crede, non ci crede nessuno. Posso raccontarlo in mille modi.
 E’ vero, è solo colpa mia Quello almeno.
Talvolta penso che le cose che facciamo, che ci facciamo, abbiano un senso.
Così come adesso sto a raccontare a tutti che quest’occhio nero cioè viola è il frutto di uno stupido incidente di bici e vedo tutto il viola che c’è davvero dentro me.

Sono anni che non mi capisce, che non ci capiamo.
Quando va al lavoro vuole che lo saluti alla finestra e quando torna fischia nel vicolo perché io lo senta. Gira la chiave nella toppa e ridacchiando dice “permesso? Odio quel suo inutile chiedere permesso, cosa vuol dire chiedere “permesso” a casa propria.
Talvolta è gentile e perfino imbarazzante, a tavola mi porge i migliori bocconi perché io assaggi, come fa una mamma con il bimbo.
 Gli altri vedono e dicono che sono fortunata. Fortunata, beh si, a vedere quanto dipende dalla mia felicità …o sono io a dipendere dalla sua.
 Di certo non mi permetterebbe mai di imboccarlo o di trattarlo come tratta me.
 A volte gentilissimo e amorevole a volte così rude e davvero odioso. MI odia? Non lo so, certo che il suo amore deve esprimersi in questo teatrino del buon padre e della figlia scioccherella, che a lui deve tutto e da lui deve imparare.
Mi manca un vero compagno, io leggo i libri, spesso i libri d’amore, e vorrei che lui fosse, come dire, che mi cercasse come una donna, non come una bambina a cui regala i bocconi o i piccoli rimproveri.
 L’altra sera siamo usciti insieme agli amici. Si parlava di uomini e donne, tutti e lui pure usavano termini un po’ volgari. Io- forse incoraggiata da un po’ di vino e dalla compagnia- ho detto qualcosa che poteva sembrare una sfida, del tipo le donne dovrebbero fare come gli uomini: provare prima per poi scegliere.

A casa mi guardava strano, io non so che cavolo mi è preso, ho come cercato di provocarlo, da femmina si sa, come a dire “guardami non sono una bambina” e facevo scendere la spallina del reggiseno “vedi sono una donna un po’ smorfiosa”
 Davvero si è arrabbiato, mi ha detto “stupida”, io non capivo, "stupida" e poi “se lo fai ancora ti piscio addosso”.
Non potevo o non volevo dargliela vinta, ritornare bambina ubbidiente e inutile, ho insistito.
Lui l’ha fatto.
Appena è uscito dalla stanza ho chiuso la porta a chiave e ho dormito per terra.

Tornata dal lavoro ho trovato la bici, una graziella, quella che ha promesso che mi aggiustava, in ingresso, tutta dipinta di rosso.
 Era un modo per chiedermi perdono, stringevo i denti e mi dicevo no, non posso ancora, non potrò MAI
Io la bambina la bici bambina dipinta di rosso
 NO MAI

Sì, sono io che sono inciampata, ma sono viola dentro

 (*) bozza del primo racconto del progetto donne alla finestra (non è creative commons)

23 set 2015

sono o no una STREGA - un'occasione per farvi leggere un mio racconto



L'uomo della foto Hiroshi Hirasaka, pescatore e ricercatore,  ha fatto dello studio di specie rare e particolari il suo lavoro a tempo pieno.
Ricordatevi il nome e il fatto che il pesce è uno strano pesce e poi leggete qua



07 set 2015

le fantasie di una afantasica

Scopro, finalmente, e devo dire finalmente perché è una vita che mi sentivo "diversa", di far parte di una percentuale (c'è chi dice 2 c'è chi dice 3%) che non visualizza.

Non ha cioè l'occhio della mente, non riesce a produrre l'immagine di una persona, nemmeno di una persona cara, non riesce e a gustarsi nei libri le lunghe descrizioni di personaggi, di paesaggi con particolari e dettagli,  nè tantomeno si orienta con una mappa, e delle mappe concettuali poi non parliamo, siamo alla soglia dell'isteria.

Per quanto afantasica (per tutti i sensi, suono, rumori e profumi compresi), perfino un  po' prosopagnosomica, insomma nonostante questa cosa che sembrerebbe smorzare ogni fantasia, io le fantasie ce le ho e come..
Partono da diverse aree, emozioni, parole, gesti etc etc
Riesco a disegnare e a scrivere senza far un progetto; spesso è divertente perchè viene fuori quel che manco mi aspettavo.
Insomma, a parte una memoria scarsa e insicura, il fatto che non guido la macchina e leggo poco, la cosa dovrebbe finire là.

Ma un sogno me lo ero davvero  fatta.
Il sogno nasce dalla casa sulla casa del materasso di cui già ho parlato qualche volta. E' un mini di mia eredità in un posto che, se fosse un tessuto, chiamerei degradé.  Non pensavo mai di andarci ad abitare, ma tant'è, i soldi non bastano mai e l'affitto della casa in questione non riesce a coprirne le spese (IMU compresa in quanto considerata seconda casa dal momento che non ci abito)

Insomma mi ero fatta il seguente sogno: non appena l'inquilino di turno se ne va - cosa che succede regolarmente nel giro di un anno- ecco , quando se ne va, ho pensato che la aggiusto un pochetto e poi ci vado ad abitare.

E con l'occasione mi premiavo prendendomi un bel cane, che così mi faceva anche compagnia e  anche un po' meno paura a uscire da sola, da quella casa lì.
Tutto questo però  perché sembrava che facilitassero la flessibità delle pensioni.
Come faccio ora come ora ad avere un cane se sto tutto il giorno a Venezia?

Il sogno è durato poco, nella mia a-fantasia si sono succeduti un cocker, un jack russell e un pastore australiano, mi ero già responsabilmente informata sullo smaltimento rifiuti - per chi non lo sapesse vanno nel secco e non nell'umido come qualcuno potrebbe pensare.

Il cane l'avevo già addestrato ad abbaiare a comando, così da attraversare spavalda l'inquietante e puzzolente androne della casa sulla casa del materasso.

Niente da fare, e così pian piano dalla mia fantasia sono spariti ad uno ad uno (non come immagini ma linguisticamente ed emotivamente)
- pensione e relativa festa coi colleghi
- nuova vita e tempo per me
- cane obbediente ma mordace
- trasloco e nuova casa in stile Ikea
plop plop plop
 realisticamente nel secco, come volevasi dimostrare

poi nel mio sogno tante cose potevano ancora accadere
...
...

Mi resta la mia a-fantasia




21 mag 2015

Gli abiti raccontano... e due!!! A verona al circolo Ufficiali di Castelvecchio

Chi se la fosse persa, la mostra
Chi volesse approfondire, con  il Convegno...
Chi è curioso...
chi...
è invitato al Circolo Ufficiali di Castelvecchio il 29 maggio
per riflessioni, letture e per vedere - se non li ha visti - gi abiti parlanti


Immagini - Locandina invito

immagine locandina 1 sotto le tre immagini la versione testuale



immagine 2

immagine 3 sotto la versione testuale

qua sotto la versione testuale



La S.V. è invitata al Convegno di apertura della Mostra 
GLI ABITI RACCONTANO…Le donne e la grande guerra 
VERONA 29 maggio 2015 ore 10 
Circolo Ufficiali di Castelvecchio 

Con “Le donne e la grande guerra” la mostra “Gli abiti raccontano“- allestita per la prima volta a Padova nel settembre scorso – viene riproposta e lanciata come laboratorio interdisciplinare per gli studenti in occasione del centenario.

Ecco quindi la collezione arricchita di nuovi abiti e nuovi racconti, frutto di una ricerca sugli aspetti più quotidiani della storia della grande guerra

Quello che si propone è un esercizio di ricostruzione di atmosfere ed emozioni prendendo a pretesto l’abito come documento di moda, simbolo di appartenenza, dimostrazione di personalità. Gran parte dei vestiti sono “verosimili”, solo pochi d’epoca.

I racconti sono ispirati a fatti reali e alcuni personaggi sono veri. Ringrazio fin d’ora per tutte le collaborazioni che mi hanno permesso di realizzare questo allestimento e di condividere la mia passione

                              Angela Pierri

Programma Convegno d’apertura 29 maggio 2015 

Ore 10 Saluti e introduzione: Annalisa Tiberio
 Intervento di Enrico Buttitta - Procuratore della Repubblica presso il Tribunale Militare di Verona

10.30 “Grande guerra e quotidiano negli archivi privati: un caso piemontese”
Franco Macchieraldo -Archivio della Memoria-Vigliano Biellese

11.20 “Il progetto abiti raccontano…” Angela Pierri

11.40 Letture Serena Fiorio, Anita Pesiri e Angela Pierri

12.30 Spazio interventi e visita mostra



Organizzazione
ITCS “Lorgna Pindemonte “di Verona in collaborazione con la Consulta degli Studenti e dr.ssa Annalisa Tiberio Referente Usr


Ringraziamenti 

Per il contributo all’organizzazione Olga Romagnoli – Dirigente Scolastico ITC “Lorgna Pindemonte” di Verona
Enrico Buttitta - Procuratore della Repubblica presso il Tribunale Militare di Verona
Annalisa Tiberio referente

per i materiali orginali in mostra
Fabio Zucconi - 1° Capitano Corpo Militare CRI
collezione privata Famiglia Sattanino Padova Famiglia Juvarra Padova

per le letture animate
Serena Fiorio gruppo teatrale “Fantaghirò” di Padova
Anita Pesiri Associazione “la Mora azzurra” Selvazzano Padova

Per le musiche
Liceo “Montanari” Verona

Per l’addobbo floreale
IIS “Stefano Bentegodi” Verona
Per il ricevimento Istituto “Berti” Chievo - VR

per lo spazio mostra e convegni
La Direzione del Circolo Ufficiali di Castelvecchio

06 mag 2015

GRAZIE A DISMAPPA, MA COS'E' DISMAPPA?

Nicoletta è già mia amica, ci è bastato uno sguardo per intenderci
Eccola in questa bellissima foto che illustra il suo progetto


Ha fatto un bellissimo reportage sulla mostra che ho fatto a Verona e anche due bellissimi video
Per chi non è potuto venire e aveva voglia di sentire raccontare qualche storia guardate qua

Un abbraccio grande a Nicoletta che spero presto di avere come partner in qualche iniziativa o anche solo di rivedere perché le voglio già bene.



Vai al sito DISMAPPA.IT

17 mar 2015

se ti annoi è colpa tua - EDS

Tu dici che ti annoi, ma sono sicura che è colpa tua
Non sei curioso. Te ne vai in giro domenica  per questa città -  un po’ triste , d’accordo -  ma unica al mondo.
Ti imbatti in un campiello che non conoscevi e invece di meravigliarti ti preoccupi solo di non perdere la strada.
Ti consiglio di lasciarti andare, di non seguire il flusso dei turisti che oramai seguono i negozi di maschere e vetri cinesi, vai al mercato, quello vero dei veneziani. Non fermarti alla prima bancarella dopo la stazione,   quella che ti spaccia una bottiglia di minerale a due euri e mezzo.
Vai al contrario, fuggi le frecce gialle – direzione ferrovia o rialto e san marco - e segui i pochi gatti.
I gatti sì lo sanno qual è la vera Venezia, non li trovi mai nell’itinerario turisti, ma stanno invece vicino alle buone pescherie o dietro le grate delle finestre del piano terra, ben pasciuti e dormiglioni.

Ecco, se ti innamori di questa città vecchia e dispettosa, che ti fa fare ponti e sconte e vie così strette da perdere il respiro, il tempo torna indietro e ti sembra quasi di sentire delle voci.

Alcune non le capirai, parlano un dialetto così stretto e antico.
Piano piano distingui i suoni
Una folata ti porta un profumo di fiori, ti giri e vedi una dama in bauta (la maschera che copre solo la parte superiore del visto si dice baùta o bautta forse dall’etimologia bagutta che ricorda anche il veneto bagolo o bigolo, ma ancora non si sa la vera storia di questa tradizione…)

Una damina e dietro la sua scorta, la vecchia zia, una specie di strega, veste di nero con un gran cappuccio … piccola e antipatica non parla, ma annuisce e grufola, ha il compito di custodirla e  impedirle gli eccessi in tempi di carnevale
Ma la puta va avanti alla ricerca del suo bell’arlecchino. Passa il fondaco dei Tedeschi...ora è scomparsa

Un’apparizione, una fata vestita di azzurro. Ti ricorda un dipinto del veronese , no invece,  ora riaffiora alla tua mente il ricordo di wurzburg, un soffitto del tiepolo , è una musa o una ninfa, Urania forse?

Vedi quante cose la tua fantasia riesce a vedere quando la lasci correre?
La soluzione al tuo mondo grigio ora ti appare chiara.
Un’altra coppia, un frusciar di gonne e manti, tricorno e bauta. Dal cordone della borsa di lei  pende il consueto binocolo di madreperla. Sono diretti a teatro
Tenti di seguirli ma si dissolvono in una nube di coriandoli argentati che ti si attacca addosso e sei tutto luccicante.

Domani è lunedì
Tornerai al tuo lavoro

Eccoti in classe, il prof. Laiano  intento a spiegare Lutero e Calvino mentre dal fondo nell’ultimo banco uno studente ti guarda imbambolato.
Ora si fa coraggio, alza la mano
"Prof – dice – qualcosa le brilla sulla giacca!"


Un semplice esercizio come quelli che ci facevano divertire tanto tempo fa. Si scriva dunque un testo a piacere sul proprio blog, il testo contenga le seguenti parole, indeclinate: strega, campiello, bancarella, chiara, tedeschi, urania, tobino, calvino, bagutta e, per estremo sberleffo,flaiano. Chi ha scritto metta un link a questo blog e a tutti gli altri che abbian scritto o scriveranno, e questo è sempre stato il miglior premio letterario.
Consegna entro la dozzina dello Strega.
sono con
Marina con svago domenicale
Michele Scarparo con un pomeriggio a Venezia


16 ott 2014

Mesongles - scritto tanti anni fa

Avevo scritto tanto tempo fa questo raccontino...
tuttora mi piace, ma ogni scarrafone è bello a mamma soia
Lo metto qui, se  no me lo perdo un'altra volta (ah oggi 16 ottobre anniversario della morte di M.Antonietta... sarò una strega?)

MÈSONGLES



29 set 2014

Recensione - L’occhio del coniglio di Bianca Maria Carchidio


L’occhio del coniglio di Bianca Maria Carchidio
Confesso: il titolo mi aveva un po’ frenata., ma dopo averlo letto non avrei saputo trovare un titolo migliore.
E’ il racconto di una educazione sentimentale.
Le due storie di Anita, quella del prima e quella del poi, si ricongiungono alla fine della narrazione  in un presente che ha più possibilità di divenire.
Vorremmo conoscere il resto, ma in realtà la storia forse parte dal finale, perché ogni scelta ha una conseguenza e quindi non ha senso proseguire.
Lo stile è accattivante, facile ma curato, il gioco parallelo mai ovvio. Da rileggere. Bello.


L’occhio del coniglio di Bianca Maria Carchidio
Libro, mobi, epub  su Amazon o su lulu!  anche su Anobii


26 set 2014

Cronache dalla casa sulla casa del materasso 2 - CAN



Squilla il cellulare
E' lui , Can, lo scrivo come si pronuncia, è il mio inquilino indiano.
Regolare come un cronometro mi telefona il 22 del mese che è il giorno di pagamento dell'affitto, e, qualche volta, per segnalarmi rotture (in tutti i sensi... rubinetti o liti o novità)

27 ago 2014

INVITO - GLI ABITI RACCONTANO


Invito formalmente TUTTI, ediessari e non a PADOVA allo SPAZIO BIOSFERA di Luisa Malatesta il 13 e 14 settembre per la mostra

Gli abiti raccontano... 

una collezione di vestiti e storie

Sono 12 abiti con 12 mini raccontini, 3 dei quali riciclati dagli eds della Donna Camel (Mimmina, Princess, Rosie)


Lo spazio mostra è questo
facebook : https://www.facebook.com/pages/Spazio-Biosfera/313272714478
internet :  http://www.spaziobiosfera.it/

Il catalogo non è ancora pubblico, manca qualche limatina...
sono ancora in fase di creazione.

A giorni rendo pubblico il sito web
per ora un assaggino, questa foto



Per chi non viene ci sarà il sito web, però si perde i miei bei vestiti parlanti e anche la collezione di Cettina Bucca (una stilista che ho invitato a condividere l 'iniziativa in quanto crea abiti splendidi con stoffe vintage o di tappezzeria e scrive anche lei le storie delle donne a cui sono dedicati i suoi pezzi unici)
Potete vedere alcuni abiti di Cettina su instagram
http://instagram.com/p/q08XYhKGBJ/ 






Lei (Cettina) è messa ancor peggio di me, come tempi organizzativi in quanto viene pure da lontano, quindi mi preoccupo io di fare un po' di public relations

Probabilmente ci saranno anche altre sorprese.
A presto !




07 mag 2014

Tramonti


Sulla carta da parati allodole e fiori di pesco in stile orientale.
Dalla cucina arriva il fischio del bollitore

Eppure tutti l'avevano detto, pensa, versando due tazze di tè, tutti -riprende il filo - tutti .
Si siede di nuovo, la fine porcellana sulle ginocchia, e tra un sorso e l'altro si trova a fissare il quadro alla parete: i  nitidi contorni delle case, le strade lucide e sullo sfondo, forse, un accenno di arcobaleno fanno pensare a un pomeriggio estivo dopo un improvviso acquazzone. Allora le pare di respirare quell'aria ancora umida di pioggia e socchiudendo gli occhi  sente l'odore di terra bagnata.

Rosie addenta un biscotto, sa di burro e vaniglia.
No, davvero, non c'è stato alcun tempo per prepararsi, il tempo è passato veloce senza che lei se ne accorgesse, occupata in inutili elucubrazioni su quello che tutti avevano detto, mentre alle sue spalle la carta da parati si animava e le allodole svolazzavano da un ramo all'altro, beccando qualche fiore qua e là ogni volta che lei così girata non poteva vedere.

Pensa a Mister P., con i calzoni arrotolati in fondo per non inzaccherarsi le scarpe, la strada è piena di pozzanghere perché ha appena piovuto...- no, no, si riprende, è nel quadro che ha appena piovuto - fuori c'è solo una nebbia fumosa e gialla che avvolge tutto ed è là  in quella nebbia che ora immagina si nasconda la sagoma di Mister P. che deve arrivare.

Lui sì, di certo,  avrà avuto modo di prepararsi una faccia adatta all'occorrenza e argomenti illusori o magicamente persuasivi.

Eppure tutti lo avevano detto...

La sera si avvicina nel profumo di caldo tè al gelsomino portando con sé un leggero senso di disagio.
Il gatto è saltato sulla sedia destinata all'ospite in arrivo e strofina pigramente il muso contro la spalliera.
Rosie senza guardarlo gli porge un frollino.

"E così parte per l'estero?"
Una improvvisa vertigine , la sensazione di salire le scale carponi come dopo una terribile sbronza.
"Forse mi potrà scrivere" aveva detto, lasciando cadere il sorriso tra la chincaglieria, abbassando gli occhi nella vergogna di quella infantile richiesta, ma in fondo tutti erano convinti che loro due, loro due sì erano fatti per intendersi.

Ed è restata li ad aspettare, ascoltando preludi di Chopin, seduta nel salotto buono in preda alla tappezzeria dispettosa e alle fragili porcellane.

Il tè di Mister P.si è ormai freddato.
La mano insensibile alla lingua rasposa del gatto che chiede un altro biscotto Rosie attende immobile, la tazza sulle ginocchia, come un paziente già anestetizzato.
Aspetta che anche oggi passi il tempo della visita.

Come ieri.
Come ogni giorno da allora.
Rapita da canti di sirene e da arcobaleni immaginati nel pieno del bric-à-brac
...
Perché in fondo tutti l'avevano detto...


ogni riferimento a T.S.ELIOT : Il canto d'amore di J. Alfred Prufrock e Ritratto di Signora è volutamente voluto


questo raccontino partecipa all'  EDS arcobaleno della Donna Camèl
Ricetta:

1 arcobaleno intero (più o meno c'è)
20 grammi di magia non di più (nella tappezzeria)
1/2 tazza di personaggio letterario scappato da un romanzo, fumetto, film, canzone, videogioco o opera di fantasia in genere (e qui ho abbondato alla grande con ben due tazze da tè e ben due personaggi - per i pigri passare mouse su immagine)

partecipano anche ...

Bazar
Il professore delle favole
Pinocchio 
Madonna Segreta -

22 apr 2014

Memorie di una quarta


La giro e la rigiro in mano
Questa è una quarta nera e io porto la terza.
Potrei fregarmene e rimetterla nel cassetto. O buttarla (non sia mai! e se ingrasso?). Poi ci ripenso. Quel fiocchetto di pizzo ornato da un brillantino. Mah

Ci sono persone che si ricordano minimamente tutte le cose acquistate. Io ho una memoria un po’ selettiva, direi quasi scarsa. Ogni tanto mi meraviglio riscoprendo in armadio qualcosa che non so neanche di avere comperato. Altre volte, come in un flash, mi ricordo di qualcosa che non ho più, che avevo, ma dove è ora non so.
Questa mutanda però mi è ignota. Ignota e intrigante direi, per quello strass che non è proprio il mio stile.

Oddio, il mio stile si riassume in: nero o grigio e combinato. No portare un sotto bianco e un sopra nero. No tanga, no brasiliana, ma comode mutande dalla vita bassa, magari culotte.
Sì, lo ammetto,  tendo ad essere ripetitiva… e a non buttare la biancheria /nereria/grigeria
Perciò ogni volta che compro un nuovo paio (perché si dice paio se è una sola poi?) mi  riprometto di eliminarne uno vecchio, ma poi lo lascio nel cassetto, non so per quale momento di storica necessità 
Così il cassetto ora quasi non si chiude.

Però questa quarta non si spiega.

Sono una quarta con brillantino. Sono carina ma non mi ha mai indossata. Forse proprio perché sono una quarta, ma mi ha comperata a metà prezzo pure se sono una taglia in più pensando appunto che potevo essere comoda.
Mi sento tanto sola anche in mezzo a tutte queste compagne di seconda e di terza: mi prendono in giro perché sono una pivella e non sono mai uscita fuori di qui.
Vorrei tanto farmi ammirare, ma ogni volta lei sceglie  il solito modello Lovable con abbassamento di pizzo o quel Laperla ormai stinto. Ma non si è accorta che ha un buchino?
Talvolta  penso che sia tirchia dentro.
Così io sto diventando vecchia anche se sono nuova, un po’ come quella là  che non si permette manco il turnover dell’intimo.
Inutilmente mi giro e rigiro  e riesco a raggiungere la prima fila. Mi prende in mano, mi guarda e poi mi rimette dentro, al buio.

Questa quarta nera però non è male, e anche se – giuro – non so proprio quando l’ho comprata, oggi me la metto.
E domani butto tutte le vecchie, crepi l’avarizia.

(Terrore nel cassetto)


11 apr 2014

cara

Cara,
questa mattina mi sono svegliato tardi, ho allungato la mano dalla tua parte: il vuoto.

Cara,
In cucina nessun odore di caffè, tutto asetticamente a posto, ho aperto il frigo e ci ho trovato il tuo biglietto: “ manca il latte, lo yogurt sta per scadere, se fossi in te cucinerei le patate che hanno già fatto i butti. Non cercarmi, sarò via. Per sempre”

Cara,
il tubetto del dentifricio in bagno per la prima volta non l’ho trovato spremuto a metà e non ho dovuto levare dal lavandino i tuoi biondi capelli.

Cara,
stavo per uscire ma sono scivolato (micia ha vomitato proprio davanti alla porta)
Mi sa che mi sono rotto qualcosa.
Mi manchi da morire


****
Cara,
sono a letto con il gesso, fisso la tua foto sul comodino, micia ronfa ai miei piedi.
Ho telefonato a mammà perché mi porti qualcosa. Ha organizzato tutto e ora è fuori a fare la spesa.

Cara
Ho finalmente mangiato un pasto decente e ora sto qui con mammà che  sulla poltrona accanto al mio letto lavora a maglia.
Fisso la tua foto e poi mammà. Un po’ vi somigliate, ma lei cucina meglio.


****
Cara,
mammà si è definitivamente trasferita qui, almeno fino a che non sarò nel pieno delle forze, ma già sento che non ritornerò più quello di prima e che senza di lei non potrei stare.
Ha tolto la tua foto dal comodino e ci ha messo una foto di quando ero piccolo. Ha tolto dal bagno tutte le tue cose, dall’armadio sono spariti i tuoi vestiti e ormai in casa non c’è nulla che porti attaccato il tuo odore o un ricordo di te.
Se devo dire, non sto male.


****
Cara,
oggi mammà stava per uscire ma è scivolata (micia ha rivomitato proprio davanti alla porta)

04 apr 2014

L'agosto del pesce volante e del pettirosso timido

Hiroji ha appena messo in acqua la sua barchetta e sorride

Ha passato tutto il mese d'agosto ad aggiustare, catramare e ridipingere lo scafo, interrompendosi solo per il pranzo, all'arrivo di Miku. La sera spesso neanche il tempo per una vasca ristoratrice, si infilava a letto senza lavarsi.

Sembra avere i capelli brizzolati: la vernice bianca non se ne va neppure con il solvente; ride, quando si guarda allo specchio, perché gli pare di vedere suo nonno Hogai che lo guarda dall'altra parte
Il viso di Miku gli appare da sopra la spalla "sciocco marito, dovrò tagliarti i capelli."

ll bianco é il colore che costa meno all'emporio.
Mamoru, il padrone,  lo ha ben preso in giro, perché é anche il colore del lutto.
"Che fai Hiroji - gli ha detto - ti  stai preparando per il tuo funerale?   Se vuoi ti regalo questa lattina di rosso,  così almeno ci scrivi qualcosa per il buon augurio, sulla barca dei morti"

Col rosso Hiroji ha tracciato il FU e il TAO ( la fortuna e la pesca)
La  barchetta è venuta proprio bene. Che ridano pure per il colore, pensa , mentre la trascina in acqua  per un giro di prova.

**
Acqua calma come olio. E' una rara giornata fresca, il cielo  terso  come  vetro appena lavato, Hiroji  ha sistemato la rete e si gode quell'aria che sa di sale e pizzica un po' il naso, poi si perde a guardare la linea netta dell'orizzonte e quasi si assopisce nell'impercettibile dondolio.

Un tonfo.

Sta là, proprio davanti a lui,  sbatte la coda e apre e chiude la bocca affannosamente. Ogni volta che si rigira fa un rumore così forte da far stare male  ed e così strano per via delle ali.
Li ha  visti solo  da lontano o  nelle stampe gyotaku i pesci volanti.

Dal vero è terribile e insieme bellissimo.

Il pesce apre disperatamente la bocca e lo guarda, sembra voler parlare. Non sa perché ma gli ricorda Momo,  la mamma di Miku, che è morta solo tre mesi fa.
Hiroji sorride al pensiero che la suocera  non apprezzerebbe molto il paragone.


"Cosa vuoi dirmi?" si sente chiedere, e s'immagina già quando lo racconterà a Miku  questa sera, ma farà finta di esserselo sognato, perché non si arrabbi, non può certo  dirle che ha visto davvero  la mamma pesce.
Lui, lei? lo guarda e apre ancora di più la bocca.
"Momo, - sussurra poi timidamente -  Miku è  triste, ogni sera ti prega e accende gli incensi davanti al Butsudan.  Non chiedere più,  le dico, non importa,  sono felice anche  così "

Il pesce lo guarda sempre fisso, poi con un ultimo violento sforzo salta atterrando sul dorso.
Ora è capovolto, la bianca pancia luccica al sole, le ali ripiegate paiono quasi accartocciarsi..
Hiroji ne ha pena,  si china per prenderlo e ributtarlo in acqua, e proprio quando lo afferra  tutto  intorno si fa sempre più chiaro e confuso e gira gira gira vorticosamente.
Hiroji vede la barchetta fluttuare nell'aria mentre gli sembra come di volare attaccato a Momo-pesce che ora si trasforma in  un lucente aquilone e lo trascina  sempre più in alto,  più in alto, finché vede di nuovo di sotto la barca dondolante sul mare e lui- ma se sono qui?- lui galleggiare immobile vicino allo scafo.

**

Miku è allo specchio e si  pettina, poi lo sguardo va giù, dove qualcosa di nuovo fiorisce. "Ha un prezzo "aveva detto nel sogno lo strano pesce volante con la voce di mamma, e ora comprende.

Rimpiange di non aver avuto il tempo di tagliare i capelli al suo Hiroji

Miku dorme e sogna ancora: è una giornata così luminosa, l'aria sembra lavata e lei è allo specchio e si pettina; all'improvviso entra un pettirosso, si posa un attimo sulla sua spalla e subito vola via.

Miku si sveglia e lo dipinge per non dimenticarlo

disegno di shozo ozaki

disegno di shozo ozaki




















questa specie di triste fiaba è un altro esercizio di scrittura per la DC
l'eds di aprile della Donna Camèl

sono insieme a me... io
io – bianco come il bagno nel mese dei lucci
Lamento di una giovane morta
Il soffio della vita
Austinu
Caramelle
Una mano di bianco
Chi s’è mai sognato di mangiare una rondine?
Missisippi
La lista
Diffidenza
L'incanutito e la salata immensità
L'occhio del branzino deve essere bianco
EDS in piccolo
Minnie
La favola del pesciolino bianco e del principe pescatore
Le diottrie del sig. Paolo
La solitudine del sabato
Il pesce contacaratteri

Petr e la sua Mìlena

02 apr 2014

N.3 – Album di famiglia in un interno – bianco come il bagno nel mese dei lucci

Una volta (ahi sono vecchia), una volta, dicevo, era il bagno il centro della vita familiare.
Il candido bagno ha fatto da sfondo alle nostre prime fotografie di bimbi, quando ci fingevamo occupati in gran conversazioni al telefono della doccia, i buffi pennacchi in testa fatti con lo sciampo.

Era anche il posto dei segreti. A natale e pasqua e feste comandate, quando tutta la truppa si radunava per i megapranzi, e arrivavano zie e zii, cugini e cuginetti e perfino donne di servizio al seguito.

Ci si trovava lì, noi piccoli per architettare le  marachelle, i grandi per trattare in privato “cose di famiglia”, le foto ci immortalano dalla prospettiva della porta, seduti sul bordo della vasca come i ragazzi del muretto.

Sul bordo della bianca vasca stavano gli spettatori-attori del meraviglioso spettacolo del primo ciclo della lavatrice.
Papà recita i comandamenti del lavaggio automatico,  mamma esegue gli ordini mimando l'elegante casalinga della pubblicità. Le teste di noi bimbi ruotano insieme alla centrifuga, la donna di servizio  appoggiata allo stipite  osserva e sospira: finalmente non dovrà, in quella vasca, lavare a mano le lenzuola
(“Signo’ ie struscio struscio, ma la macchia nun se ne véne, chille u’ piccirillle s’è mangiata a ciucculata d’int’u lietto  più d’accussì nun se ne véne”)

******
Seduti sul bordo io, Sofia e Nino  guardiamo quel pesce che papà non ha avuto il coraggio di ammazzare.
Pepi -  il nome che in comune gli abbiamo dato- nuota nervoso nella vasca. Gira qua e là col muso che sbatte sulle pareti bianche.

E’ un luccio dentuto e terrorizzato che ogni tanto salta fuori con un guizzo cadendo rumorosamente sul pavimento e allora noi lo raccogliamo e lo rimettiamo dentro. Nino ha promesso che lo porta nella fontana del cortile della scuola, ma abbiamo paura che si mangi tutti i pesci rossi.

Di lucci ne abbiamo mangiati tanti, sono stoppacciosi e c’hanno un sacco di spine, ma il dovere del pescatore è mangiare il pescato, papà su questo è ferreo.
Prima però non ne prendeva quasi mai, ma questo mese di agosto, per una coincidenza di inspiegabili circostanze, torna ogni giorno vittorioso.

Nino fotografa in stile littorio: Papà con luccio -  Luccio grande nel piatto - Due lucci medi nel piatto - Papà fiero apre la bocca del luccio mostrando la feroce dentatura - Luccio con patate cotto da mamma.

Gli ultimi non li abbiamo più fotografati, mamma si rifiuta di cucinarli e li ha regalati alla portinaia, Maria, che ha i capelli bianchi e un dente d'oro proprio davanti, che quando parla fa un rumore come di caramella, perciò fa un po' paura.

Questo pesce non è morto sul colpo, è un vero combattente e la vasca è la sua arena.
Presto però ci stanchiamo di recuperarlo ogni volta che salta fuori e soprattutto di vedere i suoi occhi che sembrano fissarti disperati, quando sta sul pavimento e fa le virgole con la coda. Decidiamo che uno resta di guardia e gli altri due a giocare. Poi anche quello di guardia se ne va.

Viene la portinaia e mamma, stufa, ne approfitta e le sussurra se lo porti  via per caaaarità.
Ci siamo sentiti tutti male quando quella è venuta su e ci ha raccontato quanto era buono con la maionese, ma che botta in testa aveva dovuto dargli per stenderlo, una vera bestia.

La donna sospira e passa con forza il Vim per tutta la bianca vasca.
Potremo finalmente fare il bagno, ma per un bel po’ ogni cosa che cade ci ricorda il tonfo di Pepi, la fatale botta in testa e il rumore del dente-caramella.

“signò io struscie e struscie ma accà ci vole ‘a varechina ca l’odore du pisce nun se ne vene, nun se ne vene…”


questo  raccontino di famiglia è stato scritto come esercizio di scrittura per la DC
l'eds di aprile della Donna Camèl si riassume così:

scrivi una storia triste (ora non tanto ma allora lo era)
mettici un pesce (celo)
mettici il bianco (celo)
stai dentro due cartelle (3600 caratteri, puoi contarli qui) (e qui FATICOSAMENTE ci sono giusta giusta)
scrivi sul tuo blog e metti un link a tutti gli altri..


sono insieme a me... ancora io
Lamento di una giovane morta
Il soffio della vita
Austinu
Caramelle
Una mano di bianco
Chi s’è mai sognato di mangiare una rondine?

L'agosto del pesce volante e del pettirosso timido
Missisippi
La lista
Diffidenza
L'incanutito e la salata immensità
L'occhio del branzino deve essere bianco
EDS in piccolo
Minnie
La favola del pesciolino bianco e del principe pescatore
Le diottrie del sig. Paolo
La solitudine del sabato
Il pesce contacaratteri

Petr e la sua Mìlena

06 mar 2014

N. 2 – Giallo canarino

Ci vollero 3 giorni prima di scoprire il corpo della signorina Ferri.
E per fortuna che furono solo tre perché i due gatti (due veri e propri vitelli, altro che) erano ormai superaffamati e già gironzolavano attorno alla salma…
La signorina Ferri -  buonanima - ricordandosi di un articolo sull’argomento, lasciava sempre una abbondante scorta di crocchette… non si sa mai, le capitava un colpo e poi le creature non avevano la pappa...che orrore!

Insomma erano già passati tre giorni quando l’ispettore Cortese (di nome e di fatto) fece il doveroso sopralluogo insieme ai suoi.
La Ferri viveva in una mansarda stretta e lunga un po' buia ma fornita di una grande terrazza.
Il corpo era proprio di fronte alla porta d'ingresso. Una gamba indicava sguaiatamente la ciotola dei mici ormai quasi vuota, gli occhi sbarrati fissavano il soffitto, gli occhiali le erano caduti di traverso: sui sessanta, pensò Cortese, escluderei il movente passionale.
Sul tavolo tondo la borsa rovesciata vomitava  le solite cose: chiavi, scontrini, caramelle, biglietti del cinema, vecchie bollette e un fazzoletto ciancicato.
Non c'era un gran disordine, forse non si trattava neanche di un furto andato a male.

“Nel sottotetto, là dove c’è una specie di  guardaroba,  c’è un mucchio di vestiti fatti a pezzi ..”
“Ma vestiva solo di nero?”
“Si, quasi tutto nero o grigio, difficile distinguere, gli abiti sono tutti tagliati, le fodere strappate”
“Causa della morte?”
“Difficile dire, non ci sono ferite evidenti o segni di soffocamento, certamente qualcuno è entrato per rubare, ha  aperto lei perché non c’è stato scasso, l’espressione e la posa fanno pensare a una colluttazione. Ha aperto la porta a qualcuno che probabilmente conosceva o si era preannunciato e poi è successo qualcosa”

“Effettivamente l’espressione del viso è inquietante” confermò Cortese guardando la faccia stralunata della signorina e la postura scomposta (ah, quanto sarebbe spiaciuto alla signorina Ferri, che si raccomandava addirittura con le amiche: se muoio mettetemi il mio completo Armani grigio perla e un po’ di trucco, non voglio sembrare una vecchia, voglio che dicano “anche da morta è cooooosììì fine” e poi rideva e rideva con quel verso un po’ strano e gli occhi che diventavano piccoli piccoli e sembrava davvero anche lei un gattino, altro che quei due manzi che si teneva in casa!)

“Chi ha avvertito?”
“La sua amica, la signora Passagnari.. si telefonavano ogni sabato per andare al mercato, non ne saltavano uno… se pioveva andavano in macchina al centro commerciale, insomma non mancava mai l’appuntamento con l’amica. Si è preoccupata, perché la Ferri non rispondeva ai messaggini, e a un certo punto il telefono non era più raggiungibile.. eh già ormai si era scaricato…
Allora è venuta qui e si è fatta aprire dalla padrona di casa, che abita qua sotto.. quella non voleva, ma poi alla fine, anche lei aveva visto la bici parcheggiata in cortile e ferma da tre giorni e non sentiva nessun rumore da sopra ( e la Ferri, sa era un po’ sorda, di rumore ne faceva un sacco, soprattutto la sera) …dice che da un po’ sentiva soltanto miagolare e allora si è convinta e hanno aperto e… “

“Chi altro è entrato?”
“E chi ispettore? solo la padrona e la Passagnari, e poi noi... ma quelle due sono entrate e uscite, anzi stanno ancora nell'appartamento di sotto spaventate a morte che piangono (per fortuna la signora del secondo piano ha dato loro qualcosa e si stanno un po’ calmando)…non dovrebbe essere stato toccato nulla…”
“a parte i gatti…”
“beh, si sa, i gatti qualcosa avranno spostato, ma vede tutto quel pelo sul divano e su quel cuscino? Se ne sono stati probabilmente buoni là a dormire, in fondo non avevano neanche finito tutte le crocchette, guardi lì”
L’ispettore, che di gatti ne sapeva, guardò la ciotola indicata e sospirò, se i suoi pensavano che quei pochi rimasugli avrebbero mai potuto essere presi in considerazione da un gatto, per quanto affamato…
“Portateli via- disse - prima che combinino davvero qualche guaio”


***
“La signora Passagnari?
Un singhiozzo, il capo fa cenno di sì, non riesce a parlare.
Ha una giacca Chanel giallo canarino ornata da una pesante passamaneria nera e tiene sulle ginocchia la borsa, che è un po’ vecchia ma di marca, aspetto da nobile decaduta.
“Si faccia coraggio, solo qualche domanda e poi la facciamo andare a casa…"
"Ma chi, chiiii  può essere stato?" singhiozza lei
"Presto per dire, a prima vista però non mi sembra proprio la scena di un delitto passionale…”

Il viso è dolce, la bocca ancora bella  sottolineata dal rossetto color geranio, gli occhi si sgranano, si vede chiaramente il pensiero che passa “perché lei non crede, perché abbiamo una certa età, che qualcuno ..”(ma il pensiero resta inespresso) e  risponde solo ”beh, certo, in fondo facevamo una vita molto ritirata, l’unica distrazione il mercato, sa, ci piaceva andare alle bancarelle dell’usato ogni domenica, quelle delle signore del Charity, così in fondo spendevamo poco e facevamo anche la beneficenza… perché io quando ho qualcosa da buttare..”
e qui la Passagnari si distrae e comincia con una pippa tutta sua  sulle cose che  non vanno buttate ma riusate e sulle dame del Charity Shop, che loro sì fanno del bene e rilasciano pure gli scontrini - di questi tempi - altro che,  perché la roba viene da gente per bene, non solo vestiti ma anche bei mobili e occasioni, si sa poi  che quando uno muore ci si libera di molte cose, ma perché buttare e che ci si trova di tutto e poi riparte con il  riciclo e la raccolta differenziata e il valore delle bottiglie di vetro e i tappi di plastica, che lei raccoglie perché con un tot ti danno la carrozzella, e poi  finisce per raccontare del vicino che ha messo tutte le foglie secche nel cassone dell’umido e allora lei ha chiamato i vigili, ma per dispetto lui…

E non solo è lunga nel parlare, ma alle volte prende certe pause, cercando pazientemente la parola giusta -perché di tutto si potrà dire ma non che la Passagnari non sia una persona precisa - delle pause così lunghe che ci passano carri, treni interi, e poi nel cercare la parola guarda anche in alto come a sceglierla da un immaginario scaffale…ecco anche ora sta esaminando i termini ad uno ad uno lentamente….

“Signora Passagnari - Cortese riesce a insinuarsi nel controtempo della pausa -  le ho chiesto se la Ferri le ha mai detto di avere qualche nemico, se temeva qualcosa…”
“ma noooo!”

“Può venire  gentilmente di sopra con me…(lei prende il respiro a fatica, la bocca si atteggia a un piccolo oh di stupore – ma stretto e molto controllato -  sgrana ancor più  gli occhioni) ..
Nooo, tranquilla,  abbiamo portato via il corpo.. dico, può entrare con me e controllare… se vede qualcosa di strano? Mi hanno detto che i vestiti sono tutti ammucchiati per terra e strappati..”

La Passagnari si fa forza e sale con lui. Sono nel guardaroba.
“tutti abiti neri?”
“beh si, ogni tanto la spingevo a comprare qualche cosa di colorato, ma alla fine me lo regalava, perché non si sentiva di portarlo, vede, come questa giacchetta di Chanel.. io le dicevo, "guarda che a te sta molto meglio, io sono bionda non sto bene con il giallo", e lei allora insisteva “No, dai pigliatela tu Prudence" - mi chiamava Prudence, come la canzone, perché dice che sono prudente, cioè diceva che ero prudente” – e qua i singhiozzi coprono il parlato…

Dear Prudence – suona in testa all’ispettore Cortese, che anche lui è dell’epoca e ben si ricorda.
Dear Prudence, esci , c'è il sole, andiamo al mercatino, eh si si.
Forse non era certo quello il senso della canzone, ma da adesso in poi e per la vita Dear Prudence per lui sarà la signora Passagnari con suo Chanel giallo canarino che piange l’amica che non verrà più al mercato (sembra un’ode del Foscolo: All’amica che non verrà più al mercato).
Non c'è nulla da sorridere - pensa tra sé- l'amicizia è una delle poche cose importanti che ti resta a una certa età, ma si impedisce di pensare cosa sarà di lui, che le amicizie non le ha proprio coltivate, quando verrà il momento della pensione.

Ci sono delle immagini che ti si stampano in mente, vere e proprie foto con didascalia - pensa Cortese- e già vede la copertina di un vecchio giallo Mondadori con l'elegante Passagnari-Prudence che campeggia nel tondo mentre sul fondo una gamba sguaiata  sembra indicare la ciotola con  quattro crocchette.
Qui però la gamba indossa un tacco 12 e ha la calza a rete (bisogna vendere) e la Passagnari è in versione Grace Kelly...

Ma dove ha già visto...?

****
La contessa Ciari  in una delle ultime foto .
Vecchissima. Ha  un’età imprecisabile, oltre i  novanta , anzi più verso i cento. L'istantanea è presa ai tavolini del Caffè Italia, all'ora dell'aperitivo, sulla destra mezza faccia di Vania che sta parlando al cellulare, sullo sfondo altri tavolini con turisti e mamme con le carrozzelle.
Da lontano quasi non riesci più a distinguerli  dai bambini questi vecchi  rimpiccioliti portati in giro dalle loro badanti. Così è per la Ciari, l’ex di quello famoso implicato nei fondi neri. Si dice che abbia un patrimonio nascosto, di certo non si sa a che le serva, senza figli e  alla sua età, come ben diceva quello dei Malavoglia “la roba non te la puoi portare dietro”...
...neanche nel cuore di un  glorioso Chanel, giallo canarino, come solo una contessa può scegliere.


Il nostro Cortese ispettore si ricorderà della foto accoppiata al necrologio della Ciari?
La troverà Dear Prudence la chiave della cassetta di sicurezza, cucita tra fodera e teletta di rinforzo?
O la giacca ritornerà nel giro dei Charity dove tutto finisce nel variopinto mucchio conteso  da vecchie zitelle, nuovi poveri, immigrati e pensionati perditempo?

***
Epilogo
Stretti stretti in un'unica gabbietta i due micioni sono parcheggiati dal veterinario. Tremano, forse sentono nell'aria quello che può succedere e facilmente capita in questi casi.
Mamma ha aperto all'uomo cattivo ed è caduta.
L'uomo butta per terra i vestiti, li strappa, cerca nelle fodere.
Hanno gridato forte  maaaaaaaaaammmaaaaaaaaaa maaaaaaaaaammmaaaaaa
Poi lei non c'era più e per terra quella strana cosa che sa di carne e paura rinsecchita.
Li ha portati lì la donna gialla che odora di cane.
Maaaaaaaammma chiamano, maaaaaaaaaammma





Scritto per l' EDS GIALLO proposto dalla Donna Camèl

Partecipa insieme (salvo errori ed omissioni) a

Dario con i Bitols e Carmelo Sapienza
Melusina con Il numero 97
Hombre Ritratto in giallo, ocra e carboncino uno ( due e tre )
Michelarosa Il cane bianco 
Lillina Giallo di provincia

Marco con “Assassinio sull’Agreste Express
Pendolante con “Dolce come la morte” (parte IIIIII)
La Donna Camèl con “Ah, look at the lonely people” (parte III)
Calikanto con “I feel fine
Gabriele con  Lo strano caso del signor D., investigatore

10 feb 2014

Opera numero 1

And this is the prologue...

L'esposizione ha un percorso preciso, ma volutamente abbiamo fornito indicazioni schematiche, per lasciare aperta ogni possibilità di interpretazione personale. 
Il linguaggio è una convenzione e ancor di più il linguaggio artistico, che parla diversamente a ciascuno di noi. 
Nella prima sala l'opera chiamata "Verde princess" (anonimo, anni '60 collezione privata)
Prendete tutto il tempo che vi serve.

La verde principessa senza misura

Modello princess
Così si chiama il modello senza maniche, la vita alta sottolineata da una piega orizzontale e da un fiocchetto piatto .
La stoffa è crèpe di lana, Il colore verde: più chiaro del verde bottiglia , più verde del verde bosco, poco adatto alle più secondo il famoso detto.
"Chi di verde si veste di sua beltá si fida" ah ah
Le calze, non collant, calze fine marca Omsa, sono color moca, leggermente ruvide;  le scarpe di vernice nera, come la fascia che ferma i capelli bruni.
Il fondotinta riesce a camuffare il primo brufolo, anche se in controluce si vede un po' il bozzo.

La pila dei 45 giri si sta assottigliando: il braccio automatico fa scivolare i dischi uno via l'altro con un movimento un po' brusco.
Whinchester Cathedral parappapapa, Michelle, Lady Jane e Pregherò per te (che la luce non hai)...
Rosa si guarda allo specchio cercando di vedersi. Il reggiseno crea due colline puntute e il bustino è così stretto da bloccare la circolazione sui fianchi.
Il verde non è adatto al  suo incarnato e l'abito, senza modifiche, è quello comperato a suo tempo per Sofia.
Rosa guarda alla parete la foto della sua prima comunione.
Al mattino presto, appena sveglia, se fissa quella foto socchiudendo un po' gli occhi, le pare di percepire un piccolo movimento della testa che sembra andare su e giù. E' un po' come quando, guardando a lungo il pavimento, vede comparire nella graniglia delle mattonelle facce e figure e immagina storie intere.
Ecco, anche quello della comunione era un abito riciclato, ma una brava sarta riadattandolo ci aveva messo un bel po' di fantasia, così pareva proprio fatto apposta per lei ....dalla foto Rosa piccola le fa segno di sì con la testa.

Quando l'abito non era riciclato era un abito uguale, ma di colore diverso, cosicché Rosa crescendo poteva godere dello stesso vestito in due versioni consecutive . Una noia infinita, senza contare gli immancabili commenti suscitati dallo stesso modello.
La gente confronta e il paragone con Sofia la vedeva sempre perdente.
"Quale differenza!" - dicevano (Rosa piccola dalla parete  le fa di nuovo cenno di si)
E ora quel verde evidenzia ancor più la diversità e urla forte il nome dell'altra.

A volte Rosa sognava di avere una gemella. Se proprio doveva avere una sorella la voleva uguale uguale, uno specchio vivente, nessun confronto possibile, forse sarebbe riuscita a volerle un po' di bene....
I gemelli si amano e si odiano, sentono le stesse cose, talvolta a distanza.
Spesso parlano una strana lingua inventata da loro stessi, fatta di codici strani, numeri o parole apparentemente senza senso.

Nove zero, sette zero, nove zero, cinque due, uno sei zero
Vanno a due a due, o a due a tre, numeri che diventano parole e Rosa li ripete seguendo il ritmo che fanno in testa.
Per un vestito nuovo occorrono 1,50 metri di stoffa alta 140, ma se ne prendi due riesci a farci uscire anche un bolerino o un gilet, se la sarta è brava...

L 'unica cosa che Rosa vede veramente di sé sono le mani.
Ecco, mette le mani davanti agli occhi e, come una bambina pensa "Io sono io e sono qui perché queste sono le mie mani."
Ma poi Rosa si perde di nuovo e scivola via, sgusciando dal modello princess  e perdendosi nella sequenza dei numeri.

otto otto, sei otto, otto nove, quattro nove, uno sei zero
Ta ta, ta ta , ta ta, ta ta, ta ta ta  - fan nella testa
Prendi bene la misura, con due metri e mezzo puoi farci uscire un tailleur oppure un soprabitino e una gonna (se la sarta è brava e la stoffa non ha righe da far combaciare).
Lo specchio riflette il modello princess. Rosa mette avanti le mani come ad accarezzare l'aria, poi si avvicina allo specchio fino a sfiorarlo con la bocca; il respiro lascia un alone opaco che piano piano si allarga a tutta la superficie, dietro quella nebbia riesce a malapena a intravvedere la sua sagoma oltre il verde dell'abito....

Ah
Princess  princess
principessa principessa
principessina ina ina
Com'era ? Ah si, papà la prendeva a cavalluccio sulle ginocchia :  "La mia principessina" diceva, e ancora, "Ombretta sdegnosa del Missipipì, non far la ritrosa ma baciami qui" , e poi apriva le gambe di colpo facendola scivolare giù quasi fino a terra. "Di nuovo, di nuovo" gli chiede Rosa, ancora più piccola, con le guance tutte rosse.

Ora col dito disegna sulla nebbia dello specchio seguendo il contorno del verde; sopra, sotto, ai lati di quello la figura sembra allungarsi, come per effetto del controluce, diventando sempre più simile a una scultura di Giacometti.

Otto cinque, sei due, otto sei, quattro uno, uno sei zero
--, --,--,--,---
Con una doppia altezza puoi fare una gonna a ruota intera lunga fino al polpaccio. (Una gonna che quando balli si allarga e volteggia e fa perfino rumore, frustando l'aria come un ventaglio aperto e chiuso)

Ritmo, ritmo in dissolvenza
Otto zero, cinque otto, otto due, tre sei, uno sei zero
Princess
Princ
Prin
Pr
..
.
ritmo, ritmo.

N.1
Verde Princess
per alcuni"La verde principessa senza misura" 
(anonimo, data presunta 1966)

Abito verde appeso a una gruccia, uno specchio
Sulla parete un rettangolo chiaro


Verde mammà

Solo lei poteva scegliere un colore così. Ma a chi sta bene il verde, dico io.
Manco avessi sedici anni. Ecco, forse forse Sofia con quelle belle guanciotte rosse potrebbe mettersi un abito verde.
Ma che vuoi, paga lei, mammà, e allora deve decidere il colore.
“Beata te che non lavori!”  - mi dicono le amiche. Ma quanto mi costa. Metà delle volte devo mordermi la lingua ed abbozzare.

Oddio, ha speso un occhio della testa, è un modello princess (come la Jackie, poveretta, però anche con quel cappello nero e la veletta al funerale era seeeeeeeeempre così elegante) e per starmi bene mi sta bene. Ma se lui mi vede con un po’ di trucco in faccia..., e qui il trucco ci va , non voglio sembrare una smortina -  specie con quelle invidiose che non vedono l’ora  di farti capire che il verde ti sbatte, ti sbatte e che non sei più così giovane da potertelo permettere, anche se in fondo non ho ancora quarant’anni e quando entro al Circolo gli uomini mi guardano, eccooome se mi guardano.

Potrei mettere al collo un foulard di Pucci, ma preferisco portarlo annodato alla borsa. Ormai ho il mio stile. Possono dire di tutto, ma non che non abbia uno stile. Le metto tutte in riga al circolo. Sempre lì a chiedermi “Mimmina dove hai comprato quello?”, “Mimmina  ci fai scomparire, sei sempre sciccosissima”, “ma è nuova quella borsa?” Cosa dici delle mie scarpe? La prossima volta mi accompagni, vero? Tu sì che sai abbinare le cose, ma – si sa- hai anche tanto tempo…”. ECCOLE, vedi, volevano arrivare, io che ho tanto tempo, perché anche se ho tre figli un marito e mammà che mi aiuta e mi cucina, ho la donna fissa. Donna.. una ragazzotta, un po’ troppo campagnola, e so io quanto mi devo preoccupare che quando la domenica se ne esce non mi torni a casa con qualche militare… Ma io la faccio uscire con Rosa, così la piccola si diverte e la ragazza non mi torna incinta. Me lo ha raccomandato il padre, gentile anche se sfiatava di vino, “Signora, mi raccomando a lei, la mia figliola…” e io , figuriamoci, “coooome una figlia la tratterò”. E la stronzetta non vuole neanche mettersi i guanti per servire il tè!
Com’era quel detto? Ah sì come una rosa al naso.
A proposito di naso, cos’è questo odore di solvente? Vuoi vedere che sta di nuovo trafficando con i colori. Non gli basta, dico, non gli basta collezionare scatole e bottiglie vuote, ora con questa mania del fai da te e dei pennelli e di dipingere, ogni momento è buono per nuovi esperimenti. Visto che sei così bravo – gli ho detto - perché non ridai il colore alla stanza che fa schifo.. E lui era tutto contento, credevo di essermela cavata , ma come al solito fa le cose a modo suo, mi ha detto che mi fa un campione per vedere se mi piace. L’hai visto tu? 
E’ meglio quando si mette a leggere, che non lo disturbano nemmeno le cannonate.
Ma perché non ho un marito normale come tutti gli altri? Beh,  almeno così mi lascia un po' libera.

Ma questo verde è veramente troppo. Finisce che lo passo davvero a Sofia, come quel vestito a pois che è stata proprio una spesa sbagliata.
Mammà sarà contenta e penserà che l’ho fatto per generosità, le farò vedere quanto  sta bene a lei e allora magari mi compra qualcosa di più costoso, per premiarmi.
Sofia impazzirà, il suo primo vestito da festina, ormai ha già messo le calze fine e abbiamo tagliato quelle maledette trecce.
Ho fatto fare le foto dal fotografo, prima e dopo il taglio, io e Sofia. Son venute così belle che il fotografo le ha esposte in vetrina. Io devo dire sto proprio bene. Tutti chiedono in negozio chi è quella signora, se è una attrice del cinema, e poi che bella bambina, ma - si sa - tale madre tale figlia.

“Assuntinaaaaaa! Suonano al telefono!!!!! Mi raccomando quando rispondi. Ricorda, devi dire “le passo subito la signora” o se vedi che sono occupata gen-til-men-te “attenda un attimo”, non dire che sto al bagno, insomma…e cerca di parlare italiano …”

"Assuntina, per piacere, portami un po' di tè, e visto che ci sei, fai una volta la prova con i guanti, da brava... in fondo cosa ti chiedo? un po' di collaboraziooooone..."

"Assuntinaaaa!...." 

N.1
Verde Princess
per alcuni"Verde Mammà" 
(anonimo, data presunta 1963)

Abito verde appeso a una gruccia, uno specchio
Sulla parete un rettangolo chiaro


Cinabro verde chiaro

O verde di Cadmio?
Sofia sta buona buona con il vestito nuovo. Le ho promesso che se sta ferma almeno un’oretta dopo la porto a prendere il gelato.
Fortuna che ancora si accontenta del gelato, perché ormai si è sviluppata ed è molto bella, ma è ancora molto bambina.
Cosa mi è venuto in testa di farle il ritratto. Per carità, io sono felice, Mimmina pare entusiasta dell’idea (ma forse è solo per non avermi tra i piedi) e così non penso a quella cosa.
Ma questo verde è cinabro o cadmio?
“Papaaaaaaaaaaaaaaaà ancora quanto?” sospira Sofia.
“Non ti assomiglia per niente!”
Ecco, lo sapevo, è entrata Rosa, in versione azzurra..

L’abito le sta ancora un po’ largo ed ha il colletto storto, ma ha una faccia da teppa che fa tanta simpatia. E’troppo carina anche con quella frangia corta tagliata a scodella - accidenti a Mimmina e ai suoi “risparmi”, lasciamo stare, per fortuna c’è mammà che paga altro che...- bella teppa di papà mi sa che sei proprio tanto, tanto gelosa, ma di nascosto ho fatto due schizzi del tuo viso furbetto, anche se tu non lo sai e sei in quella fase che non ti senti né carne né pesce.
"Papaaaaaaaaaaaà il gelaaatooooo, hai promesso!"
"ge-la-to, ge-la-to!" rinforza Rosa.
Un bel gelatone ho voglia di papparmelo anch'io, me lo merito proprio, e poi non voglio pensare...
Ogni mattina controllo allo specchio le dimensioni del bozzo
Mammà se ne è accorta per prima. "Che tieni male o' dente?" , "perché"- dico io - "c'hai un bozzo d'inta a guance"
Di solito il suo dialetto mi fa sbellicare, ma stavolta m'ha fatto prendere un colpo in mezzo allo stomaco che mi manca ancora il respiro.
Shhhhhhh, shhhhhhh, non pensare...
Cinabro o verde cadmio?
"Papaaaaaaaaaaaa, allora??? Rosa, tu il gelato NO perché non hai fatto niente per meritarlo"
"Nooooooooo!!!!" - urla Rosa.
Ricominciamo...
"Oggi va bene" - dico - "è andata così, gelato per tutti. Domani Rosa sta qui anche lei e fa l'aiutante. Hai visto che senso di osservazione che ha? E' vero che il ritratto ancora non ti somiglia... Dai Sofia, va' a cambiarti, che non devi sporcare il vestito nuovo".
Mhhhhh la teppa sta sorridendo e Sofia abbozza. Tregua.
Domani per farle star calme  e sedute tutte e due proietto i filmini, che per vedere quelli sì che stanno ferme ferme.
"U cinématégréfe" -come dice mammà,
...ma devo ricordarmi di spegnere il proiettore senno si brucia la lampada

ma Mimmina dov'è???

N.1
Verde Princess
per alcuni"Cinabro verde chiaro" 
(anonimo, data presunta 1963)

Abito verde appeso a una gruccia, uno specchio
Sulla parete un rettangolo chiaro



deve esserci:  verde, qualcosa non detto
Non fare la/il gatta/o presciolosa/o

per ora insieme a ...
La sciarpa - Michele
Un mare d'erba - Melusina
o' nipote mascalzone - Hombre
A proposito della Prinz verde (in macchina con Beppe Grillo) - della stessa Donna Camèl
Fili spezzati di Lillina
Onda verde di Calikanto
Dario: Consigli
Gabriele con Due distinti signori in completo elegante
Pendolante con Cambiamenti cromatici
Marco con L'ego di Dio

....partecipa anche tu agli eds  della Donna Camèl